
Fonte (www.nextplay.it)
L’incontro con i giornalisti organizzato subito dopo la proiezione in anteprima di “Nelle tue mani”, nuovo film del regista italiano Peter Del Monte (“Piso pisello”, “Compagna di viaggio”, “Controvento”), si apre con un accenno allo spostamento dell’uscita nei cinema, prevista inizialmente il 7 marzo (cosa che avrebbe permesso al film di rientrare per la corsa ai “David di Donatello”) e poi posticipata al 14 per via delle già troppe produzioni italiane programmate per quella data. In sala è presente lo stesso cineasta italiano affiancato dai due attori principali, Marco Foschi e Kasia Smutniak.
Il ruolo di Mavi è una delle chiavi fondamentali di tutto il film. Kasia, vuoi spiegarci come sei arrivata a preparare un personaggio tutt’altro che facile da metabolizzare?
K.S. Prima di presentarmi sul set per iniziare le riprese, avevo lavorato abbastanza nella costruzione di Mavi, mi ero fatta una mia personale idea riguardo le linee guida che avrebbe dovuto seguire il personaggio. Invece non appena ho iniziato a lavorare con Peter, ho capito che era meglio cancellare tutto e ripartire da zero, affidandomi completamente al regista, facendomi guidare letteralmente dalle sue intenzioni. Durante la realizzazione del film mia figlia aveva un anno e mezzo, cosa che mi ha particolarmente aiutato a girare con più naturalezza e sincerità le scene in cui ho a che fare con la piccola Caterina. Un ruolo incredibilmente difficile perchè Mavi è una ragazza che si affida all’istinto, agisce impulsivamente senza calcolare le benché minime conseguenze, anche se queste risultino deleterie per il suo equilibrio psicofisico : è simile alle volpi che abbandonano i loro cuccioli. Di casi così ce ne sono a migliaia, e non hanno a che vedere con la banale follia.
Teo invece si posiziona esattamente all’opposto di Mavi.
M.F. E’ senza dubbio un personaggio che ama mantenere il controllo delle sue emozioni, senza per questo non riuscire a provarle come la sua compagna. E’ sempre pronto a perdonare, anche le situazioni più gravi e imbarazzanti, e sa di rappresentare un punto fermo per gli altri. Preparando questo ruolo ho capito che Teo doveva essere innanzitutto molto predisposto all’accoglienza. Di solito non scelgo mai i lavori a scatola chiusa, esploro la sceneggiatura e cerco di carpire i tratti fondamentali del ruolo, e capita spesso che dicendo no ad alcuni registi il tuo nome venga tagliato definitivamente dalla loro lista, è un rischio che mi piace correre. Un attore dovrebbe sempre portare qualche cosa che vada oltre al personaggio, come ad esempio faceva Gian Maria Volontè.
P.D. Quello che intraprende Teo è un viaggio all’interno del caos e del disordine emotivo e psicologico, elementi a lui estranei essendo principalmente un uomo molto logico e razionale.
Citando un ottimo film visto di recente, fa un viaggio “Into the wild”, dove la componente selvaggia non è rappresentata dalla natura bensì dai problemi della stessa Mavi : è una completa immersione.
Come spiega la scelta di Kasia Smutniak, bellissima e molto pulita, per un ruolo dai tratti così aspri e disturbati?
P.D. Mi piacciono i contrasti, soprattutto il farli risaltare. Volevo sostanzialmente due spie : una rappresentata dal carattere turbolento e tempestoso, l’altra volevo che fosse la pulizia, la semplicità e il candore di una bellezza incredibile qual è quella di Kasia.
Qual’è stata la genesi della pellicola?
P.D. Oggi gran parte dei registi si trova a dare più o meno le stesse motivazioni riguardo le cause che li hanno spinti a occuparsi di un tema piuttosto che di un altro, privilegiando spesso un qualcosa che li abbia indignati. Invece una volta i film si spiegavano in maniera più astratta e indefinita nelle accezioni più positive dei termini, il gesto di una signora, il vento che scompone un cappello, visioni più che vere e proprie motivazioni. Ecco vorrei conservare sempre questo approccio.
Rappresentare un personaggio femminile così disturbato è una strada coraggiosa da intraprendere, da cosa è stata stimolata?
K.S. Ho sempre provato un certo fastidio nei confronti dell’idealizzazione della donna in molti film italiani. Si è sempre cercato di orientarsi all’analisi di una figura prettamente adolescenziale e quindi fin troppo ideale, le donne sono anche questo ovviamente, ma non solo. L’universo femminile è costellato anche di zone d’ombra che non hanno niente a che vedere con il lato dolce e immaginifico spesso propinato. Soffermarmi su tali aspetti mi ha aperto a riflettere su quella parte di tenebra che è propria dell’essere umano.
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