mercoledì 8 aprile 2009

Articolo musica | 18/03/2009 Kaki King @ Circolo degli Artisti


Fonte (www.nextplay.it)

L'ultima occasione per assistere ad un'esibizione di Kaki King in terra italica si era avuta lo scorso settembre alla Casa 139 in quel di Milano. Trattandosi però di un house concert per pochi fortunati, la tappa romana di questo Marzo al Circolo degli Artisti si è quindi tramutata in un appuntamento da grandi occasioni.

Un'artista che negli ultimi anni (dopo essere stata una fra le migliori giovani promesse esordienti nel panorama indie) è riuscita a farsi apprezzare non solo per la sua particolarissima tecnica chitarristica, ma anche per l'abilità nel dar vita a pezzi tutt'altro che rappresentativi di puro e solo esercizio di stile. Con Dreaming of Revenge, ultimo suo lavoro datato 2008, aveva saputo coniugare finalmente i classici brani strumentali che l'hanno fatta conoscere anche al di fuori degli States, con una vena cantautorale che ormai non poteva rappresentare più un mero contorno, sostenuta da una voce ormai in piena maturazione. Una delle critiche con le quali Kaki King ha dovuto da sempre rapportarsi è quella di perdersi troppo spesso in tecnicismi fini a se stessi, incapace di catturare l'attenzione dell'ascoltatore senza manierismi di sorta.

"…quello che esce dal concerto romano è un concentrato di varie influenze…"

Invece quello che esce dal concerto romano è un concentrato di varie influenze, un continuo alternarsi fra territori sonori diversi che però sanno fondersi in un unico approccio musicale. Con la recente formazione a tre completata da Matt Hankle alla batteria e da Dan Brantigan all' EVI, la proposta sonora di Kaki riesce ad attraversare morbidi echi post-rock che possono fare venire in mente i Tortoise, per arrivare a dondolarsi ipnoticamente con richiami psichedelici a marchio Ozric Tentacles. E' proprio la vena progressive di Kaki che riesce spesso ad emergere, aiutata dall'EVI di Brantigan attento a disegnare volute lisergiche incorniciate dalla potenza e dal tocco "tooliano" della batteria di Hankle. In più di un brano distorsione e batteria si mescolano dando vita ad una violenza sonora di grosso impatto. Quando invece le atmosfere si fanno dilatate, Hankle mette da parte il suo approccio "violento" e ricama dolcemente il giusto accompagnamento alla trance psichedelica che nasce dai duetti fra l'EVI di Brantigan e l'Ovation acustica di Kaki.

Kaki adora senza dubbio mettersi a giocare con la forma musica, modellandola e plasmandola a piacere la restituisce ogni volta trasformata in un qualcosa di diverso, spesso capace di emozionare e far rimanere sospesi proprio come quelle creazioni artistiche alla fine delle quali non sapremmo mai spiegare il perché ci siamo sentiti così maledettamente in pace con noi stessi.

Michelangelo 'Agave' Strati

Articolo musica | 08/03/2009 Skiantos live "Circolo degli Artisti" Roma 6 marzo 2009


Fonte (www.nextplay.it)

Una cosa è certa, quando si va ad assistere ad un concerto degli Skiantos non è il luogo adatto per ammirare gente che ritiene di “saper suonare”, né tanto meno la serata più consona a palati fini. Se poi si aggiunge che i suddetti si vantano di essere sulla “cresta dell’onta” (testuali parole fra un pezzo e l’altro del cantante Roberto “freak” Antoni) da ben trentadue anni, si può allora comprendere quanto abbiano adorato prendersi poco sul serio durante tutta la loro carriera, nascendo in un periodo in cui i cantautori impegnati la facevano da padrone e rispondendo nel ’78 a De Andrè (Rimini) e De Gregori (Generale) con versi quali “Io me la meno / ogni notte mi dimeno / domani prendo il treno / e vado fino a San Remo". Se Clem Sacco (in quanti hanno mai ascoltato perle del calibro di Mamma voglio l'uovo alla coque?) nel lontanissimo '56 scandalizzava il pubblico compostissimo dell'epoca con le sue sfuriate demenziali, attestandosi come precursore assoluto di un genere (denominato dai più rock demenziale) che oggi vede in Elio e le storie tese gli esponenti di spicco, gli Skiantos sono stati senza dubbio fra i primi a raccogliere la sua eredità, ricontestualizzandola e donandole nuova forma, la forma di quel punk grezzo e ruvido la cui eco era appena giunta dalle sponde londinesi.

"…la dimensione dal vivo è fondamentale per un gruppo che poggia sull'ironia le basi della propria essenza."

L'occasione che li riunisce in tour è l'uscita del nuovo album Dio ci deve delle spiegazioni, al quale la band emiliana affida l'apertura per il trittico iniziale composto da Una vita spesa a skivar la fresa, Testa di pazzo e Il razzista che c'è in me. La cifra stilistica è quella di sempre e il marchio Skiantos poggia saldamente sui due storici fondatori Roberto "freak" Antoni e il chitarrista Fabio "Dandy Bestia" Testoni, unici superstiti della formazione originale. E' anche fisiologico che i nuovi brani vengano accolti dal pubblico in maniera meno entusiasta rispetto ai capolavori che hanno fatto conoscere gli Skiantos alla fine degli anni '70, anche se non sfigurano in scaletta accanto a pietre miliari demenziali quali Gelati, Ti rullo di cartoni, Kakkole, Massacrami pure. Un live degli Skiantos è sempre qualcosa di abbastanza imprevedibile e i siparietti sul palco improvvisati con il pubblico ricordano che la dimensione dal vivo è fondamentale per un gruppo che poggia sull'ironia le basi della propria essenza. Roberto Antoni fa anche in tempo a tirare fuori due succulente citazioni, la prima delle quali ricorda la leggendaria esibizione degli Skiantos al Bologna Rock '79, quando i nostri si presentarono muniti di cucina, frigo, televisore e pentolone con cui bollire gli spaghetti da mangiare davanti a seimila spettatori in bilico tra il sorpreso e l'infastidito e che si sentirono rispondere "Questa è una performance, pubblico di merda non capite un cazzo!" : il cantante imbraccia un violino e inizia a produrre suoni a casaccio terminando la sua esibizione affermando: "questa è avanguardia… non capite niente!" La seconda è presa direttamente da Animal House, il film di John Landis in cui si inscenava un surreale "toga party": Antoni si presenta con tanto di toga e alloro per omaggiare la figura dell'ormai scomparso attore comico John Belushi, a suo modo anch'esso un precursore in fatto di ironia e demenzialità.

Michelangelo Strati