mercoledì 3 giugno 2009

Articolo Musica - "Joanna Newsom and the Ys street band"




















Fonte (www.nextplay.it)

L'uscita dell'Ep "Joanna Newsom and the Ys street band" è un ottimo pretesto per fare un salto indietro di un anno, quando la giovane cantautrice californiana diede alle stampe la sua opera più complessa e ambiziosa che risponde al nome di "Ys". Mi sembra giusto spendere almeno due parole riguardo l'ultima uscita, un Ep con una traccia inedita e due brani provenienti dai primi due lavori riproposti con arrangiamenti diversi dagli originali. Il titolo è una parodia in salsa "springsteeniana" che rende omaggio alla celebre "E street band" del "Boss", senz'altro l'influenza meno palese che viene in mente ascoltando le composizioni di Joanna.

"Colleen" (la traccia inedita) ci restituisce l'anima più folk della Newsom, in bilico tra le tanto care sonorità irlandesi e un'atmosfera epicamente malinconica. Molto più soft l'adattamento di "Clam, Crab, Cockle, Cowrie", brano ripescato dall'esordio di "The milk-eyed mender", una ballata che sa di fiaba. Chiude l'Ep la rivisitazione di "Cosmia", traccia conclusiva del già citato "Ys", qui riproposta con l'aggiunta di alcuni strumenti tra cui una fisarmonica che si destreggia abilmente sia nelle parti prog che in quelle più trasognate. Ma è di "Ys" che bisogna parlare, a cominciare dai nomi illustri che hanno partecipato alla realizzazione dell'album, Steve Albini (Shellac) per quanto riguarda la registrazione di voce e arpa, e Van Dyke Parks (compagno di viaggi psichedelici e sperimentazioni a tutto tondo di Brian Wilson dei Beach Boys) per le orchestrazioni e gli arrangiamenti d'archi. La Newsom con "Ys" ha saputo allontanarsi dalle facili etichette che le erano state affibbiate dalla critica dopo l'esordio, ossìa l'appartenenza a quella scena "new folk" di cui fanno parte anche "Cocorosie" e il menestrello "Devendra Banhart" che l'ha voluta con sè nei tour degli scorsi anni. Il salto più grande Joanna lo compie abbandonando i tradizionali canoni di forma canzone per approdare a vere e proprie composizioni teatrali in musica, racconti visionari che fanno volentieri a meno della canonica alternanza strofa - ritornello, dove protagonista assoluta è l'incredibile voce della Newsom.

Si sono sprecati molti paragoni con Bjork ma ciò che contraddistingue Joanna, oltre ad un timbro rarissimo, è il saper scandire con un'incredibile naturalezza i diversi piani narrativi dei suoi racconti, emotivamente intensissime con un approccio drammaticamente teatrale le parti dialogate, piene di epicità e trasporto quelle che accompagnano gli spostamenti e le azioni dei personaggi in scena. E' un continuo susseguirsi di visioni psichedeliche sorrette dall'accompagnamento dell'arpa della Newsom e soprattutto degli archi di quel Van Dyke Parks che in quanto a colonne sonore e arrangiamenti è secondo a pochi. Prendendo spunto dalla leggenda di "Ys", isola magica dove una sirena ammalia col suo canto i marinai che si avvicininano ad essa, dà vita a cinque suite della durata media di dieci minuti dove un lessico molto ricercato, di frequente si incontrano termini che sanno di neologismo, siaccompagna a sceneggiature ibridate a metà fra "Hans Christian Andersen" e "Tolkien" (scusate l'azzardo). Racconti che lasciano sospesi a mezz'aria, scene bucoliche in cui i colori della natura che fa da sfondo alla narrazione sono descritti sapientemente dagli strumenti (l'arpa che mima il crepitio del fuoco che lentamente si allontana, "fire moves away..", in "Only skin" è uno dei momenti più riusciti dell'album). Un lavoro di non facile ascolto che una volta metabolizzato difficilmente lascerà indifferenti, come dopo essersi risvegliati da un sogno che sa di fiaba.

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