mercoledì 3 giugno 2009

Articolo Musica - Dead Can Dance "The serpent's egg"














Fonte (www.nextplay.it)

Discendenti diretti della scena dark londinese che annovera tra le sue fila mostri sacri quali "Joy Division", "Bauhaus" e "Siouxsie and The Banshees", i "Dead Can Dance" hanno saputo allontanarsi dal punk che animava la proposta musicale di quei gruppi, approdando ad un'attitudine distante anni luce dai canoni più propriamente rock, risultando dei veri capiscuola per quanto riguarda tutto il successivo filone del "gothic". Lavoro dopo lavoro hanno assorbito centinaia di influenze diverse, dalla musica da camera al folk più mistico e tribale, dalla solennità dei canti religiosi al folk più antico, mescolando il tutto con reminiscenze rinascimentali e arrangiamenti cameristici. Quella dei DCD sembra quasi una missione volta al recupero di temi cari a epoche lontane (l'uso di strumenti oggi in disuso ne è una testimonianza lampante), dove la simpatia per la letteratura ed il folk europeo diviene meticoloso studio ed analisi appassionata. Se nel primo album erano stati paragonati alle atmosfere eteree dei "Cocteau Twins" più sognanti, con il passare degli anni ogni capitolo ha aggiunto qualcosa all'universo DCD, passando per il capolavoro "Spleen and Ideal" e arrivando al nostro "The Serpent's Egg" datato 1988. Brendan Perry e Lisa Gerrard si dividono le parti, l'uno più propenso ad un approccio cantautorale, l'altra spesso immersa in divagazioni mistiche che valorizzano appieno la sua straordinaria forza evocativa. L'iniziale "The Host of Seraphim" è una dichiarazione d'intenti : nessun fronzolo e arrangiamenti ridotti all'osso per preservare l'impronta solenne e religiosamente perfetta conferitagli dal canto della Gerrard. Con "Severance" Perry raggiunge forse il suo apice assoluto, sia musicalmente che per quanto riguarda le liriche, un synth immaginifico accompagna una storia narrata con tono profetico e sommesso insieme ("Omen signs in the shapes of things to come. Tomorrow's child is the only child").

Lisa Gerrard firma "The writing on my Father's hand" e "Chant of the paladin", la prima sospesa fra echi arabeggianti, la seconda un vero e proprio mantra ipnotico catapultato in ambienti medievali che influenzerà gran parte dell'odierno "folk marziale". "Mother Tongue" si appropria dei più primitivi ritmi tribali africani fondendoli con echi di matrice balcanica. "Ulysses" è un'altra splendida storia in musica da parte di un Perry quanto mai epico, un inno al risveglio universale e all'abbandono di qualsiasi remora esistenziale :"John Francis Dooley, wipe the sleep from your eyes and embrace the light, you have slept now for a thousand years beneath starless nights and now it's time for you to renounce the old ways and to see a new dawn rise. Just like Ulysses on the open sea on an odyssey of self-discovery". Come lo ha già definito la Gerrard, Perry non è solamente un grande artista ma una sorta di "antropologo del suono", che col passare del tempo, ha affinato e maturato le sue conoscenze fino a raggiungere soluzioni musicali mai sperimentate prima. Il connubio fra i due supera qualsiasi canone tradizionale di scrittura, e nei loro live raramente eseguono brani della loro discografia, lasciandosi piuttosto trascinare da temi sonori improvvisati. Per inquadrare in un'ottica definitivamente assoluta l'operato dei DCD in tutti questi anni, bisogna riesumare un'intervista di Ivo Watts-Russell (titolare della storica etichetta londinese 4AD) che, cercando di spiegare l'attitudine fondamentale del loro progetto, riesce a regalare forse una delle più belle gratificazioni per chi compone musica :"Sono venuto a sapere che da quando i Dead Can Dance si sono separati, Brendan ascolta musica, vecchia musica rock, e possiede un'impressionante collezione di CD. Mentre lavoravo con loro, non ho mai avuto l'impressione che Brendan e Lisa ascoltassero qualcosa. Sembravano essere nel loro mondo."

Nessun commento:

Posta un commento