mercoledì 8 aprile 2009

Articolo musica | 08/03/2009 Skiantos live "Circolo degli Artisti" Roma 6 marzo 2009


Fonte (www.nextplay.it)

Una cosa è certa, quando si va ad assistere ad un concerto degli Skiantos non è il luogo adatto per ammirare gente che ritiene di “saper suonare”, né tanto meno la serata più consona a palati fini. Se poi si aggiunge che i suddetti si vantano di essere sulla “cresta dell’onta” (testuali parole fra un pezzo e l’altro del cantante Roberto “freak” Antoni) da ben trentadue anni, si può allora comprendere quanto abbiano adorato prendersi poco sul serio durante tutta la loro carriera, nascendo in un periodo in cui i cantautori impegnati la facevano da padrone e rispondendo nel ’78 a De Andrè (Rimini) e De Gregori (Generale) con versi quali “Io me la meno / ogni notte mi dimeno / domani prendo il treno / e vado fino a San Remo". Se Clem Sacco (in quanti hanno mai ascoltato perle del calibro di Mamma voglio l'uovo alla coque?) nel lontanissimo '56 scandalizzava il pubblico compostissimo dell'epoca con le sue sfuriate demenziali, attestandosi come precursore assoluto di un genere (denominato dai più rock demenziale) che oggi vede in Elio e le storie tese gli esponenti di spicco, gli Skiantos sono stati senza dubbio fra i primi a raccogliere la sua eredità, ricontestualizzandola e donandole nuova forma, la forma di quel punk grezzo e ruvido la cui eco era appena giunta dalle sponde londinesi.

"…la dimensione dal vivo è fondamentale per un gruppo che poggia sull'ironia le basi della propria essenza."

L'occasione che li riunisce in tour è l'uscita del nuovo album Dio ci deve delle spiegazioni, al quale la band emiliana affida l'apertura per il trittico iniziale composto da Una vita spesa a skivar la fresa, Testa di pazzo e Il razzista che c'è in me. La cifra stilistica è quella di sempre e il marchio Skiantos poggia saldamente sui due storici fondatori Roberto "freak" Antoni e il chitarrista Fabio "Dandy Bestia" Testoni, unici superstiti della formazione originale. E' anche fisiologico che i nuovi brani vengano accolti dal pubblico in maniera meno entusiasta rispetto ai capolavori che hanno fatto conoscere gli Skiantos alla fine degli anni '70, anche se non sfigurano in scaletta accanto a pietre miliari demenziali quali Gelati, Ti rullo di cartoni, Kakkole, Massacrami pure. Un live degli Skiantos è sempre qualcosa di abbastanza imprevedibile e i siparietti sul palco improvvisati con il pubblico ricordano che la dimensione dal vivo è fondamentale per un gruppo che poggia sull'ironia le basi della propria essenza. Roberto Antoni fa anche in tempo a tirare fuori due succulente citazioni, la prima delle quali ricorda la leggendaria esibizione degli Skiantos al Bologna Rock '79, quando i nostri si presentarono muniti di cucina, frigo, televisore e pentolone con cui bollire gli spaghetti da mangiare davanti a seimila spettatori in bilico tra il sorpreso e l'infastidito e che si sentirono rispondere "Questa è una performance, pubblico di merda non capite un cazzo!" : il cantante imbraccia un violino e inizia a produrre suoni a casaccio terminando la sua esibizione affermando: "questa è avanguardia… non capite niente!" La seconda è presa direttamente da Animal House, il film di John Landis in cui si inscenava un surreale "toga party": Antoni si presenta con tanto di toga e alloro per omaggiare la figura dell'ormai scomparso attore comico John Belushi, a suo modo anch'esso un precursore in fatto di ironia e demenzialità.

Michelangelo Strati

Nessun commento:

Posta un commento